venerdì, 13 novembre 2009

Difficile per me apprezzare le poesie in vernacolo, sarà che il mio vernacolo è un pò...beh, diciamo particolare.
Dissacrante, caciarone ed a tratti triviale, a volte.
Uno degli autori vernacolari che mi fa sempre ridere di cuore è proprio l'amico Ermanno che, nonostante abbia delle origini Livornesi un pò "annacquate" nel Cecina, ne ha acquisito proprio lo spiritaccio ruspante.
E poi a un ber ponce, un si può dì di no. (e scusate la pubblicità non troppo occulta)



http://www.fotolivorno.net/immagini/ponce_G.jpg


PONCE


‘R ponce alla livornese, un lo sai fa’?
Un ti preoccupa’, t’insegno io!
Prendi ‘n bicchiere,
un po’ più grosso di velli da caffé,
basta ‘he c’abbi ‘r fondo bello doppio:
per un bruciassi ‘ diti,
‘r ponce, è risaputo,
va bevuto prendendolo dar fondo,
insomma…
va preso per ir culo.
Per benino scardi ‘r bicchiere ‘or vapore,
un cucchiaino di zucchero… abbondante,
‘na scorza di limone fa da vela
e rumme, Fantasia, nun ti sbaglia’,
‘r Bacardi e ‘r Pampero un vanno bene!
Ci vole la bevanda der Vittori,
l’intruglio ‘he ‘r ragionier Gastone ‘r Biondi
ha ‘nventato un fottio di tempo fa.
Dunque, torniamo a bomba:
di novo scardi ‘r rumme finché bolle
e ner finale,
riempi ‘r bicchierino di ‘affé,
di vello forte a bestia!
Se poi pensi ‘he t’aggradi,
l’ingredienti poi adatta’ ar gusto personale,
mischiando sassolino o cognacche Tre Stelle
e ‘r resurtato ‘ambia po’o o nulla:
a garganella l’aromati’o ponce
ir gargarozzo ti solleti’erà.


postato da: NATACARLA alle ore 23:21 | Permalink | commenti
categoria:volterrani ermanno, autori italiani, - di follie, / vernacolo, / vernacolo
venerdì, 13 novembre 2009



http://img369.imageshack.us/img369/5180/lacrimeokvu3.jpg





VALORE AGGIUNTO


Quando Dolore mi si siede accanto

e si vanta responsabile

di una disperazione che non so ignorare,

è solo aria

quel che artigliano le mie mani.

Lui si è già spostato altrove

lasciando intorno a me

Desolazione e Rimpianto.


Ed io ti osservo, piccola mia,

mescolata in mezzo gli altri

e le tue lacrime sono un valore

                                      aggiunto

al peso che mi sistemo sulle spalle.





venerdì, 13 novembre 2009

Silenzio, silenzio sempre silenzio, quindi perchè parlare?


http://static.screenweek.it/2008/11/13/Viaggio-al-centro-della-terra-in-3d-Immagini-del-film-29_mid.jpg



DI SILENZIO IN SILENZIO



Di silenzio in silenzio cadendo

intorno a sí tanta assenza

mi precipito verso i tuoi baci

sperando di arrivare all'infinito centro

Ma il dubbio appanna la mia certezza

Verità è che non sei mai stata

e io ti rimpiango nel futuro



venerdì, 13 novembre 2009

Il silenzio come parola. Non vi sembra una contraddizione di termini?
Eppure io ne ho in mente una che ha bisogno solo di silenzio e di niente altro, quando l'abbiamo dentro di noi.


http://4.bp.blogspot.com/_BAml_VRZWzA/SG12LTdX8uI/AAAAAAAAAFE/LurMM-lEqm0/s320/CASAIS.JPG



Adolfo Casais Monteiro (poeta portoghese, 1908-1972).
Professore liceale di storia e filosofia, nel 1934 assume la direzione della rivista Presença dopo le dimissioni di Branquinho da Fonseca. Viene dimesso dall’insegnamento per le sue idee antisalazariste che lo costringono nel 1954 a espatriare in Brasile, e dove diviene docente universitario di letteratura portoghese a Rio de Janeiro e  São Paulo. L'esordio poetico avviene con Confusão nel 1929 e rimarrà sempre legato alla prima generazione del Modernismo di Fernando Pessoa. Scrive anche alcuni saggi tra i quali O romance e os seus problema (1950) e Estudos sobre Fernando Pessoa (1958).
Un ringraziamento al sito www.Efiria.com

http://www.swordsofvalor.com/images/reviews/DarkswordAnduril/AndurilMedsm.jpg


LA PAROLA IMPOSSIBILE



Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me
la vita che non si scambia con parole.
Me l'hanno dato per serbare dentro di me
le voci che solo in me sono vere.
Me lo hanno dato per serbare dentro di me
l’impossibile parola della verità.

Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,
nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,
per serbare dentro di me,
per ignorare dentro di me,
l’unica parola senza travestimento -
la Parola che mai si proferisce.





venerdì, 13 novembre 2009

Spesso le poesie di Anna sono dei piccoli frammenti delle sue esperienze, cammei di vita.
La poesia è visiva: ci proietta le immagini che lei ha vissuto, che sta vivendo, perchè lei è ancora seduta sulla neve di un cimitero, accanto ad un uomo e sospira in silenzio.



http://www.cug.unige.it/coro/Pegli%201.jpg



NON SAPPIAMO SEPARARCI



Non sappiamo separarci,
vaghiamo spalla a spalla.
Gia` comincia a imbrunire,
tu sei pensoso, io taccio.
Entriamo nelle chiese, vediamo
funerali, battesimi, matrimoni.
Senza guardarci usciamo:
perche` nulla per noi?
O ci sediamo sulla neve pesta
del cimitero, sospiriamo appena;
e col bastone tu disegni stanze
dove staremo sempre insieme.



domenica, 08 novembre 2009
Posso parafrasare Tolkien?
"Quando scegli di leggere delle poesie senza avere in mente un autore particolare, sai da dove parti, ma non mai dove arrivi."
Ed eccomi arricata a Kuki (spero che mi perdoni la confidenza).
Lo sguardo è triste e ne capiamo il perchè, ma la sua vita ci racconta anche di una donna forte, che ha degli ideali e si batte per questi.
Per quanto riguarda questa sua poesia, è scritta con parole semplici (il miglior modo per dedicare una poesia all'uomo amato, secondo me), che confluiscono insieme a descriverci un momento intenso che ha vissuto.
E l'incipit predomina su tutto.


http://www.nobelprijsvoordeliteratuur.nl/Meulenhoff/auteursfotos/gallmann.jpg

Tratto da un articolo a cura di sandro murtas Pubblicato il 28/08/2004

"Trasferitasi dall'Italia In Kenya negli anni '70, seguendo l'amore per Paolo Gallmann, suo secondo marito, ma anche il suo istinto e..... forse già da allora, il suo destino. Portò con sè anche Emanuele, suo figlio, e un pò di nostalgia per la campagna veneta, dove aveva passato la sua infanzia. Penso che lei abbia sempre avuto il Kenya dentro, l'amore per gli spazi sconfinati e la natura allo stato puro; infatti al suo arrivo a "Ol Ari Nyiro", scrutando oltre la casa da riassestare e vedendosi la maestosità dell'antica Rift Valley, esclamò qualcosa come: "sono a casa!" Aveva trovato ciò che stava cercando! Dal quel momento, niente l'avrebbe più sradicata da quell'"Eden", neppure le peggiori tragedie che possano capitare ad una persona : la perdita della persona che si ama e, ancor più, del proprio figlio!! Perchè "perdere l'amato compagno è un dolore atroce, ma perdere il proprio figlio è contro natura". Paolo Gallmann morì nel 1980, in un incidente stradale, qualche mese prima della nascita di Sveva, loro figlia. Emanuele si spense tre anni dopo a soli 17 anni, nelle braccia della madre, a causa di un morso di vipera dalla quale stava estraendo il veleno; i serpenti erano la sua passione fin dal primo momento che mise piede in Kenya: una specie d'attrazione mistica e fatale! Mi piace pensare che la prima parola di swahili che Ema abbia imparato sia "nyoka"( serpente ). Sembrerebbe la tragica fine di una storia finita, invece è soltanto l'inizio di una grande impresa, di una missione che solo la caparbietà e la forza di una grande donna aiutata dalla onnipresenza di due spiriti che l'hanno sostenuta e le danno man forte nei momenti difficili. Si, perchè Paolo ed Emanuele sono scomparsi solo materialmente, ma i loro spiriti dimorano sotto due alberi di acacia nel giardino di Kuti; gli stessi alberi simbolo della ovvero la causa per cui la famiglia Gallmann si è sempre battuta da quando è arrivata in Kenya: la salvaguardia del patrimonio naturale e faunistico e la sua coesistenza con l'uomo ed il suo progresso. Nel 1980, quando l'uccisione di rinoceronti ed elefanti divenne una grande minaccia, Paolo e Kuki fecero diventare Ol Ari Nyiro, 100 mila acri di terreno sugli altopiani kenioti, ai piedi della Grift Valley, una riserva naturalistica, intenti a preservare la vita e le bellezze del posto. Nel 1984, dopo la scomparsa di Ema, Kuki Gallmann fondò in memoria del figlio e del marito, il GMF (Gallmann Memorial Foundation), volendo dimostrare l'armoniosa coesistenza dell'uomo con la natura e la vita selvaggia; infatti nella tenuta vivono e lavorano diverse tribù indigene e trovano spazio elefanti, rinoceronti, leopardi e tantissime altre specie di animali immersi in una ricchisssima e varia vegetazione. Il GMF è oggi anche un centro studi ed educazione ambientale per i giovani kenioti che affrontano dei corsi per prepararsi a difendere l'ambiente in cui vivono. Tutto questo senza scopo di lucro! Questa donna è riuscita a superare mille ostacoli e le asperità di una terra, il Kenya, che tanto dà, ma che tantissimo pretende; è riuscita a fare di una tragedia familiare una ragione di vita, e ogni giorno onora la memoria di Paolo e Emanuele con il duro lavoro di chi ama profondamente quella terra. Dal 1997 cittadina Keniota, può contare sull'aiuto di sua figlia Sveva, oramai ventenne, e di tuuti coloro che hanno capito quanto grande e giusta è la sua impresa. Kuki Gallmann ha scritto alcuni libri, di tipo biografico, che oltre a farci conoscere la sua esistenza, ci danno una immagine reale del Kenya degli ultimi 25 anni: la vita, le persone e i fantastici paesaggi di un posto dove il tempo sembra essersi fermato. I libri sono : "Sognando l'Africa"(tradotto in 21 lingue e fonte d'ispirazione dell'omonimo film); "Notti Africane"; "Il colore del vento"; "Elefanti in giardino".
Dal sito: In esplorazione oltre lo stagno di rame



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VOGLIO ARRENDERMI

Voglio arrendermi
alla gioia di sceglierti.

Voglio che tra noi per un attimo
si fermi il tempo
nei tuoi occhi voglio guardare
inseguendo l'infinito.

Mi sento
in un cerchio di luce
come di riflettore di scena.
Intorno
occhi amici dal buio
voci amiche dall'ombra
Intorno
emozioni bellissime che le tenebre coprono.



da Il colore del vento


giovedì, 05 novembre 2009

Dolce poesia.
Chi ha conosciuto questo sacerdote?
Così vicino a noi nel tempo e così ugualmente lontano e vicino dalle e nelle nostre vite.
Un'altra voce: diversa per temi, ma ugualmente importante da ascoltare.


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Giuseppe Turoldo nasce a Coderno di Sedegliano il 22 novembre 1916. Dopo alcuni anni di formazione presso l’ordine mendicante religioso dei Servi di Maria (che lui definiva “mendicanti d’amore”), emette la sua prima professione religiosa nel ’35 assumendo il nome di fra David Maria. Nel ’40 viene ordinato sacerdote e per quindici anni tiene la predicazione domenicale nel duomo di Milano. Fin dall’inizio del suo sacerdozio si impegna in ambiti diversi: predicazione, scritture, resistenza, assistenza ai poveri e Nomadelfia (“piccola città” con l’unica legge della fraternità).Fonda il centro culturale “Corsia dei Servi”e alterna l’attività culturale alla testimonianza civile e politica, all’attività di predicatore e soprattutto di poeta. Nel ’46 si laurea in filosofia con una tesi dal titolo “Per una ontologia dell’uomo”. Durante la Resistenza fonda una rivista antifascista clandestina, “L’Uomo”, dove pubblica le sue prime poesie; scrive anche testi in prosa di contenuto biblico-letterario, testi teatrali; traduce inoltre tutti i salmi della Bibbia e compone nuovi inni e cantici a commento della liturgia domenicale e festiva. Per i suoi scritti anticonformisti, viene chiamato “coscienza inquieta della Chiesa”. Viene allontanato da Pio XII da Milano per la severità con cui interpreta il Vangelo di fronte alla borghesia milanese e viene inviato all’estero. A metà degli anni ’60 si trasferisce nella comunità dei Servi di Maria a Fontanella, vicino a Sotto il Monte, paese natale di papa Giovanni XXIII. Turoldo ha stima e fiducia per il cammino dell’uomo promosso dal Papa buono e dal Concilio Vaticano II e s’impegna per una “ricomposizione” indicata dal vangelo. Da Fontanella continua a condurre le sue battaglie e dirige il Centro di Studi Ecumenici Giovanni XXIII. L’obbedienza al servizio all’uomo e alla solidarietà si realizza nella sua attività di prosatore prolifico e pungente e di notista con delle rubriche fisse su giornali e riviste. Denuncia tutti i soprusi, soprattutto istituzionali ed economici, e si fa voce degli oppressi, anche di quelli più lontani, per la libertà e la giustizia. Crede, infatti, che l’unica scelta di salvezza sia la spartizione dei beni (incontro con Ernesto Cardenal, valorizzazione di Rigoberta Menchù, canto per Oscar Romero).

Nel suo testamento spirituale, scritto nel 1986, padre David ringrazia i suoi “tre amori” con l’aiuto dei quali ha saputo superare ogni difficoltà: gli amici laici, i confratelli e i poveri (che lui chiamava “mie radici e mio sangue” e “la mia gente”). La produzione poetica degli anni della sofferenza fisica, in cui “sperare è più difficile che credere”, si caratterizza per la trattazione delle tematiche legate al mistero dell’essere, alla vita e alla morte con una schiettezza radicale. Dopo una lunga malattia che lo segna fisicamente e moralmente, ma che non gli fa mai abbandonare la speranza, padre David muore nel 1992.
Biografia tratta da http://www.giovaniemissione.it



http://www.oessg-lgimt.it/OESSG/CustodediTerraSantaPierbattistaPizzaballa1home.jpg

M. Rev. Fra Pierbattista Pizzaballa Custode di Terra Santa


IO NON HO MANI



Io non ho mani
che mi accarezzino il volto,
(duro è l'ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho dovuto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute.




domenica, 01 novembre 2009

Ci sono delle poesie che non appartengono più agli autori: per profondità, per clamore, per averle studiate fino alla noia, perfino, appartengono a noi tutti.
Quelle della Wislawa appartengono a questa categoria (e non certo per averle studiate a scuola!) .


http://expo2008poland.pl/uploads/tx_wololbimage/wislawa_duze_02.jpg


Wislawa Szymborska nasce nel 1923 a Kornik, nella Polonia occidentale, ma già nel 1931 con la famiglia si trasferisce a Cracovia. Frequenta l'ambiente culturale dell'epoca, orientato politicamente a sinistra, debuttando nel 1945 sulla rivista Walka (La Lotta) con la poesia “Cerco la parola”. Tre anni dopo completa la sua prima raccolta di poesie.
Nel 1952 si iscrive al Partito Comunista, come molti altri giovani scrittori dell'epoca. Ciò determina la sua successiva produzione poetica, più impersonale e influenzata dal realismo socialista di stampo sovietico.
Nello stesso anno esce la raccolta Per questo viviamo. Nel 1953 inizia la collaborazione con la rivista letteraria Vita Letteraria.

Nel 1954 si reca in Bulgaria; negli anni seguenti effettua numerosi viaggi in Francia, in Unione Sovietica, in Gran Bretagna, in Olanda, in Austria. E' del '54 la raccolta Domande rivolte a stessa.
Nel 1957 esce la raccolta Appello allo Yeti, dove, distaccandosi dall'ideologia imperante, rivela un suo stile poetico personalissimo ed originale; segue nel 1962 la pubblicazione di Sale. Dall'inizio degli anni 60 in poi le sue opere iniziano ad essere pubblicate ed apprezzate in numerosi paesi stranieri: Germania, Inghilterra, Russia, Svezia, ecc.

Nel 1966 si dimette dal Partito e gradualmente diminuiscono i suoi incarichi nella rivista Vita Letteraria, con la quale interrompe definitivamente ogni collaborazione nel 1981, quando il generale Jaruzelsky impone lo stato di guerra e lo scioglimento di Solidarnosc.
Nel 1967 vengono pubblicate le raccolte Cento giochi e Uno spasso; nel 1972 esce In ogni caso e nel 1976 Grande numero.
A partire dal 1981 si avvicina sempre di più agli ambienti dell'opposizione democratica; nel 1986 rifiuta un noto premio statale per la raccolta Gente sul ponte, che vince il Premio per la Cultura di Solidarnosc clandestina.
Nel 1993 esce un'altra raccolta, La fine e l'inizio. Nel 1996 ottiene il Premio Nobel per la Letteratura e nello stesso anno vince il Premio "Pen - book of the Month Club Translation Prize" per la raccolta Vista con un granello di sabbia.

Vive attualmente a Cracovia.
Sintetizzato (ma non troppo) dal sito PERGIOCO





http://www.icsommacampagna.it/caselle/Artek/umberto/lettering/alfabeti/alfa7.jpg






ABC


Ormai non saprò più
cosa di me pensasse A.
Se B. fino all'ultimo non mi abbia perdonato.
Perché C. fingesse che fosse tutto a posto.
Che parte D. avesse nel silenzio di E.
Cosa si aspettasse F., sempre che si aspettasse qualcosa.
Perché G. facesse finta, benché sapesse bene,
Cosa avesse da nascondere H.
Cosa volesse aggiungere I.
Se il fatto che io c'ero, lì accanto,
avesse un qualche significato
per J., per K. e per il restante alfabeto.



sabato, 31 ottobre 2009

Anche se Pessoa non rientra nella mia lista dei cinque libri sa comperare assolutamente entro la fine dell'anno,
con questa soddisfa certi miei canoni di come dovrebbe essere scritta una poesia e tratta un tema su cui sono suscettibile.



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UNA SOLA MOLTITUDINE



Non voglio ricordare ne conoscermi.
Siamo troppi se guardiamo chi siamo.

Mi sono moltiplicato per sentirmi.
Per sentirmi ho dovuto sentire tutto,
sono straripato, non ho fatto altro che traboccarmi...

Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto ieri e ciò che rimarrà domani;
l'ansia insaziabile e molteplice dell'essere sempre la stessa persona e un'altra.

Mi sento multiplo. Sono come una stanza dagli innumerevoli specchi fantastici
che distorcono in riflessi falsi un'unica anteriore realtà che non è in nessuno ed è in tutti.

Furono dati alla mia bocca i baci di tutti gli appuntamenti
sventolarono sul mio cuore i fazzoletti di tutti gli addii.

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me:
corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.

Sento che niente sono, se non l'ombra
di un volto imperscrutabile nell'ombra:
e per assenza esisto, come il vuoto.

La morte è la curva della strada.
Morire è solo non essere visto.

Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge.
La sincerità è un grande ostacolo che l'artista deve vincere.


sabato, 31 ottobre 2009

Amo questa autrice più di altre.
Credo, spero, di aver imparato da lei come trasformare delle semplici parole in un verso, come trovare nuovi accostamenti, nuove assonanze.
Insomma, sono partita da lei.


http://img211.imageshack.us/img211/6322/24647003em7.png


C'E' NEL CONTATTO UMANO...



C'è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca nè amore nè passione,
pur se in muto spavento si fondono le labbra
e il cuore si dilacera d'amore.

Perfino l'amicizia vi è impotente,
e anni d'alta, fiammeggiante gioia,
quando libera è l'anima ed estranea
allo struggersi lento del piacere.

Chi cerca di raggiungerlo è folle,
se lo tocca soffre una sorda pena...
ora hai compreso perchè il mio cuore
non batte sotto la tua mano.



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